Gli impianti dentali

dr. Lucio Della Toffola

Medico Chirurgo
ODONTOIATRA

Cosa sono e quando è necessario farli

Gli impianti dentali in titanio sono un fiore all’occhiello della moderna odontoiatria e rappresentano un efficace ed elegante strumento per raggiungere soluzioni protesiche di successo e di grande comfort per il paziente. Questi impianti dentali sono ormai entrati nella routine della terapia odontoiatrica e sono considerati dalla comunità scientifica una valida e sicura alternativa alla terapia protesica tradizionale; esistono infatti studi che hanno seguito per circa 15 anni i pazienti trattati con gli attuali impianti osteointegrati in titanio ed hanno verificato la completa affidabilità e l’alta percentuale di successo di questa terapia.

Cos’è la terapia implantare

La terapia implantare consiste nell’inserzione nell’osso mascellare o mandibolare di “fixture” in titanio che simulano la funzione della radice di un dente naturale, cioè quella di supportare e sostenere un dente che in questo caso sarà una corona protesica collegata all’impianto attraverso un pilastro che viene avvitato allo stesso impianto.

La pianificazione della procedura terapeutica implantare inizia con l’analisi di radiografie e di fotografie, talvolta solo radiografie endorali, più spesso ortopanoramica e / o TAC ( Dentalscan ), e di modelli in gesso o digitali delle sue arcate dentarie. Dalle informazioni così ottenute si può stabilire la corretta posizione degli impianti dentali da inserire in relazione alla corretta futura posizione dei denti da sostituire e al rispetto delle strutture anatomiche presenti nell’osso mascellare o nella mandibola. Durante l’inserzione degli impianti non dobbiamo infatti invadere il canale mandibolare ( nella mandibola), dove passa il ramo mandibolare del nervo trigemino, e nel mascellare superiore non dobbiamo perforare la membrana del seno mascellare.

A questo punto siamo pronti per la fase chirurgica, cioè di vero e proprio posizionamento degli impianti nell’osso. In anestesia locale viene praticata una piccola incisione sulla gengiva della zona dove devono essere inseriti gli impianti e si procede al ribaltamento del lembo gengivale così da esporre la superficie ossea.

Vengono praticati dei fori, nella posizione in cui abbiamo pianificato l’inserzione dell’impianto, usando delle frese di diametro e lunghezza calibrati in funzione delle dimensioni degli impianti dentali che dovremo inserire.

Siamo ora pronti ad avvitare gli impianti nelle sedi preparate. Gli impianti dentali vengono completamente immersi nell’osso e, al termine dell’inserzione, sulla loro testa viene avvitata una piccola vite-tappo.

Il lembo gengivale che precedentemente avevamo ribaltato può ora essere richiuso e suturato così da coprire completamente gli impianti e proteggerli nel loro processo di osteointegrazione.

 

Durante la chirurgia e / o al termine vengono
eseguite delle radiografie di controllo della posizione degli impianti.
Nel nostro studio viene utilizzato un sistema di radiografia digitale che consente di abbattere di circa l’80% l’emissione di radiazioni e diminuire i tempi di lavoro.

 

Dopo circa 8-10 giorni vengono rimosse le suture. È importante che in questo primo periodo di guarigione non ci siano elementi di disturbo nella zona di inserzione degli impianti; si deve quindi evitare che eventuali protesi rimovibili entrino in contatto con la mucosa che ricopre gli impianti.
Nel periodo di osteointegrazione, che può variare da 3 a 6 mesi, a seconda dei casi, vengono eseguiti dei controlli clinici e, se necessario, delle radiografie endorali; talvolta può essere necessario ripetere una radiografia ortopanoramica.
In questo periodo avviene “l’integrazione” degli impianti con l’osso che consiste nell’instaurarsi di un’adesione tra le cellule ossee e la superficie dell’impianto in titanio. Per far si che nulla interferisca con questo processo vengono messi in atto i seguenti accorgimenti:

  • il paziente arriva alla chirurgia nelle migliori condizioni di igiene orale possibili;
  • la bocca del paziente viene disinfettata con clorexidina prima dell’inizio della chirurgia;
  • la sala chirurgica viene allestita con standard di sterilità elevati;
  • le manovre e gli strumenti chirurgici sono pianificati in modo da minimizzare il trauma a carico dell’osso (p.es. frese sempre taglienti, abbondante raffreddamento con soluzione fisiologica raffreddata, corrette impostazioni del motore del manipolo, etc. );
  • la disposizione spaziale degli impianti viene progettata in modo da sfruttare al massimo la disponibilità di tessuto osseo;
  • viene instaurata terapia farmacologica adeguata ( antibiotici e antinfiammatori ).
  • Protocollo promemoria post intervento

Nonostante la corretta pianificazione e la messa in atto di tutte le misure preventive possibili, rimane la possibilità che un impianto possa non osteointegrarsi e debba venir estratto prima della sua funzionalizzazione.
Questa evenienza si verifica in circa il 2-3% dei casi.
La mancata osteointegrazione può manifestarsi durante il periodo di guarigione con piccoli ascessi oppure può essere constatata al momento della riapertura, quando cioè ci si appresta ad iniziare la fase di protesizzazione.
In questi casi l’impianto viene sfilato dal suo sito e, dopo pulizia e disinfezione, viene suturata la gengiva. In genere, dopo un’attesa di qualche mese, è possibile inserire un nuovo impianto. Raramente la mancata osteointegrazione comporta degli ascessi che provocano una perdita di tessuto osseo tale da non poter reinserire l’impianto nello stesso sito. In tali casi si dovrà ripianificare la terapia.
Al termine del periodo di attesa viene eseguita la riscopertura degli impianti; attraverso un piccolo lembo
gengivale gli impianti sono esposti, vengono svitate le viti – tappo e così è possibile una prima verifica
dell’avvenuta osteointegrazione degli impianti stessi.

Al posto delle viti – tappo vengono avvitati dei piccoli pilastri detti “di guarigione” che hanno lo scopo di dare alla gengiva una forma adatta ad accogliere il futuro pilastro protesico e a mantenere aperta una via di accesso all’impianto così da permettere tutte le manovre relative alla presa delle impronte.

Può avvenire, molto raramente, che l’osteointegrazione verificata durante la fase di riscopertura degli impianti sia molto labile, cioè che l’impianto sottoposto alle lievi forze di svitamento della vite-tappo, appaia fermo ma che poi, con i carichi della masticazione, perda la sua stabilità. Anche in questo caso l’impianto dovrà essere estratto e si ripercorreranno le procedure sopra descritte. Dopo un breve periodo di guarigione gengivale gli impianti dentali con i relativi tessuti, adeguatamente guariti e formati, sono pronti per cominciare a svolgere la loro funzione di sostegno alle future strutture protesiche.
I fattori che possono provocare nel tempo la perdita dell’osteointegrazione sono l’accumulo di placca e tartaro e un eccessivo carico occlusale. Si dovrà quindi porre grande attenzione a seguire regolarmente il programma di controlli e di sedute di igiene che la nostra segreteria le indicherà.
Gli studi a lungo termine ( 10-15 anni) riportano livelli di successo della terapia implantare superiori al 90% dei casi.

 

 

EFFETTI COLLATERALI E COMPLICANZE DELLA TERAPIA CHIRURGICA

  • Premesso che gli interventi si effettuano in anestesia locale, è indicato l’uso di anestetico con vasocostrittore in dosi superiori a quelle necessarie per una semplice otturazione. Ciò potrà indurre inizialmente un temporaneo aumento della frequenza cardiaca che si andrà normalizzando dopo pochi minuti.
  • È importante che il Paziente porti a conoscenza del medico eventuali patologie cardio circolatorie per dargli modo di modulare le dosi e la concentrazione del vasocostrittore.
  • Durante le giornate immediatamente successive all’intervento potranno subentrare: dolore moderato, gonfiore e un lieve rialzo della temperatura. Sono eventi da considerarsi normali e si risolvono semplicemente con antidolorifici/antinfiammatori e con antibiotici, ossia con la normale terapia post chirurgica.
  • Il tempo di guarigione e di ritorno dei tessuti ad un aspetto normale è soggettivo e variabile da pochi giorni ad alcune settimane.

In casi particolari si potrà assistere a parestesie localizzate e temporanee che molto raramente possono perdurare per periodi prolungati.

 

Il miglior servizio che uno studio odontoiatrico moderno, infatti, deve offrire ai propri pazienti è proprio quello di monitorare nel tempo le condizioni di salute orale con il fine di evitare o bloccare sul nascere eventuali patologie e di seguire da vicino le terapie eseguite, mantenendo così alta nel tempo la motivazione a tenere standard elevati di igiene orale.

RIASSUMENDO

OBIETTIVI

Ripristino delle funzioni masticatorie e/o estetiche attraverso la sostituzione degli elementi dentali naturali con “fixture” in titanio connesse con varie metodiche a protesi dentarie fisse o rimovibili

COMPLICANZE DELLA TERAPIA

Possibile mancata osteointegrazione dell’impianto ( circa 2% dei casi)

Possibili lesioni di strutture nervose o vasi, con conseguenti parestesie o emorragie ( molto rare)

Possibile perforazione della membrana del seno mascellare, quasi sempre senza conseguenze evidenti

TERAPIA ALTERNATIVA

Protesi fissa tradizionale ( ponte)

Protesi rimovibili

Se possibile terapia parodontale associata a terapia protesica per il mantenimento dei denti naturali

OMISSIONE DELLA TERAPIA

Mancato ripristino della funzione

Nelle zone lasciate edentule trattate con protesi rimovibile, l’osso va incontro ad atrofia che può compromettere in futuro la possibilità di inserire impianti dentali

EFFETTI COLLATERALI

Nelle zone scoperte dal sorriso talvolta l’estetica può essere non del tutto soddisfacente

Questa è una spiegazione semplificata e generalizzata della procedura.

Nulla può sostituire il corretto rapporto informativo tra medico e paziente

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